Sdraiato sotto le sculture di Moore

Postati in il tempo con i tag , , , su 15 gennaio 2010 da webmaster

La retrospettiva di Henry Moore al Forte Belvedere nell’estate del 1972 fu la più bella e appassionante mostra del novecento realizzata a Firenze, molti la ritengono la più spettacolare tra tutte quelle dedicate all’artista. Le grandi sculture erano esposte sulle terrazze erbose del forte che dominano la città.

Ho avuto la fortuna di vivere quell’evento forse senza la consapevolezza piena della sua importanza, nel ‘72 ero molto giovane, ma senza dubbio ha influenzato il mio rapporto con l’arte, di lì a breve oggetto di studi e stimolo per i miei tentativi creativi.

L’ingresso della mostra all’aperto era libero, le logiche di profitto non pervadevano come oggi ogni aspetto della vita, disporre di spazi pubblici e dell’arte era più facile e normale. Sugli spalti del Forte Belvedere i giovani e i visitatori potevano con libertà girare attorno alle sculture di Moore e toccarle.

“Le forme archetipe della mitologia di Moore”, scriveva Giulio Carlo Argan, “sono l’osso che il tempo ha pulito, il sasso che la corrente ha trapanato e levigato. La materia ha una sua storia, ed è questa che la plasma, la costituisce in forma”.

Quale palcoscenico migliore poteva far loro da sfondo se non la veduta su Firenze e sulle colline circostanti; dai vuoti di quelle forme ci si poteva affacciare, come da finestre, sulle chiese, sui palazzi e sui ponti della città rendendo tangibile la sensazione del tempo e della storia.

Lo stesso Moore percepiva la sfida tra le sue opere e la città, nella lettera di ringraziamento, pubblicata nel catalogo della mostra, Moore scriveva: “l’opportunità che mi si offre di tenere una mostra al Forte Belvedere non può non incontrare il mio grato consenso, sia pure con qualche apprensione.

Non vi è infatti luogo nel mondo ove esporre sculture all’aperto, in rapporto a un’architettura e a una città, migliore del Forte Belvedere, coi suoi dintorni imponenti e le meravigliose vedute verso Firenze. Tuttavia la sua possente grandezza e l’architettura monumentale ne fanno un rivale temibile per ogni scultura; mi rendo conto pertanto che esporre qui le mie opere rappresenta una formidabile sfida, ma una sfida che bisogna accettare”.

Per me fu un modo inconsueto di vivere l’arte, ho avuto l’occasione di recarmi là più volte, sdraiato sui prati in compagnia degli amici a discutere e a scherzare. Preferivo i bastioni a Sud, verso la chiesa di San Miniato, più calmi e meditativi rispetto all’affaccio mozzafiato sulla città. Il rapporto con le sculture era diretto, senza i limiti che impone il tempo di una visita. L’artista preferiva la collocazione delle sculture all’aperto, “le sono necessarie”, diceva,”la luce del giorno, il sole. La natura ne è lo sfondo migliore”. Fu il sole di quell’estate e i violenti temporali di quei giorni che le fecero da coreografia.

Solo dopo molti anni le emozioni dell’intima prossimità con la scultura di Moore sono tornate in superficie. Oggi mi metto sulle tracce di quegli istanti, diventati per me mitici, cerco frammenti di quell’incanto nelle librerie, nelle biblioteche, nel web per strappare al tempo le immagini e le testimonianze che restano per restituirle a quanto rimane della nostra contemporanea sensibilità.

Alcuni link che presentano immagini della mostra:
56 foto di Renato Grisa
9 foto di Paolo Flores
8 foto di Elisabetta Catalano
7 foto di Adalberto Tiburzi
5 foto di Franco
1 foto kew.org
Video “Frammenti di un incanto”

Link:
The Henry Moore Foundation

Francesca Woodman

Postati in il corpo con i tag , , , su 1 dicembre 2009 da webmaster

Impressioni dalla retrospettiva* fotografica di  Siena
di Giancarlo Brunetti

Francesca racconta attraverso il suo corpo, ma non è il protagonista. Questo corpo giovane, morbido, liscio, sensuale si dimentica senza nostalgie, diventa forma, materia, movimento in uno spazio interiore disabitato.

Un corpo di donna mitologico, puro che nasce come una venere, ma qui non emerge nel cavo di una conchiglia, non nasce dalla spuma del mare, nasce da carta da parati lacerata come un’entità astratta, senza volto, tuttavia imprescindibilmente unica.

Le stanze inondate di sole a volte illuminano completamente gli oggetti, altre volte aggettano ombre inquietanti. Conosco bene questo sole che mi ha scaldato proprio in quei giorni, all’età di Francesca o poco più, una luminosità unica, irripetibile, solo di quel tempo.

Quali paure abitavano le stanze di Francesca confinate da pareti graffiate e scrostate? Quali ricerche immateriali si consumavano dentro quei contenitori privi di orizzonte?

Il corpo di Francesca perde il proprio peso, la propria densità per acquisire un aggressività materica autoriflessiva. Il suo corpo, il suo sesso sono al tempo stesso soggetto e oggetto dell’immagine, talvolta tormentati come dannati in una teca di museo, a volte conquistati dal sonno o dalla morte abbandonati sul pavimento, dentro una vasca da bagno, sopra una roccia nuda.

A soli tredici anni, all’inizio della sua breve vita, indica l’uscita da una porta socchiusa mentre una forza invincibile la trattiene. Luoghi dell’infanzia da poco abbandonati e nuovamente esplorati oppure coscienza di un futuro doloroso dal quale non riesce ad affrancarsi?

Nel riflesso di uno specchio non è possibile trovare le risposte, tutto rimane confuso. Dentro simboli vegetali e animali può essere solo reso possibile un transfert automatico, ma ancora tutto non risolto.

Non è possibile descrivere il racconto di Francesca, parla direttamente ad ognuno di noi, ognuno di noi decodifica a proprio modo il suo messaggio, senza intermediari, senza l’aiuto di critici e biografie postume che Francesca non ha avuto il tempo di avere.

Francesca Woodman nata a Denver il 3 aprile 1958 morta suicida a New York il 19 gennaio 1981.

Approfondimenti su:
- en.wikipedia (inglese)

- it.wikipedia

- Francesca Woodman gallery

- L’eredità di Francesca – Intervista ai genitori Betty e George Woodman (audio Mp3)
- Audioguida della mostra di Siena parte 1° (audio Mp3)
-
Audioguida della mostra di Siena parte 2° (audio Mp3)
- Biografia

* Mostra retrospettiva di Francesca Woodman
Siena, dal 26 settembre 2009 al 10 gennaio 2010
composta da 114 fotografie, alcune delle quali inedite.
Presentata da: SMS contemporanea, il centro di arte contemporanea del Santa Maria della Scala di Siena, in collaborazione con l’Espacio AV di Murcia e l’Estate di Francesca Woodman di New York
.

Sali a bordo di ecodada

Postati in il tempo su 15 novembre 2009 da webmaster

Giancarlo Brunetti - nudo 2009

 

Vorrei festeggiare il “varo” del blog Ecodada con una poesia di Costantinos Kavafis.

Questo spazio in rete si occuperà principalmente del rapporto dell’uomo con l’arte e con l’ecosistema in cui vive, perchè questi sono due temi che ho sempre sentito vicino a me, due modi per interpretare e conoscere la realtà. 

 

 

 

 

A bordo

di Costantinos Kavafis

Certo che le somiglia
questo semplice schizzo a matita.

Buttato giù alla brava, sul ponte;
un incantevole meriggio
che ci stava intorno il mar Ionio. 

Le somiglia. La ricordo, però, forse più bella.
Di una sensitività così eccessiva
Che il viso le s’illumina tutto.
Pare più bella, ora che l’anima
me la tira su, dal Tempo.

Dal Tempo. Sono cose troppo vecchie –
Lo schizzo la nave il meriggio.

Note: Non me ne voglia Costantinos se ho cambiato genere al protagonista di questo poema. (G.B.)

Του Πλοίου

 Τον μοιάζει βέβαια η μικρή αυτή,
ε το μολύβι απεικόνισίς του. 

Γρήγορα καμωμένη, στο κατάστρωμα του πλοίου•
ένα μαγευτικό απόγευμα.
Το Ιόνιον Πέλαγος ολόγυρά μας. 

Τον μοιάζει. Όμως τον θυμούμαι σαν πιο έμορφο.
Μέχρι παθήσεως ήταν αισθητικός,
κι αυτό εφώτιζε την έκφρασί του.
Πιο έμορφος με φανερώνεται
τώρα που η ψυχή μου τον ανακαλεί, απ’ τον Καιρό. 

Απ’ τον Καιρό. Είν’ όλ’ αυτά τα πράγματα πολύ παληά -
το σκίτσο, και το πλοίο, και το απόγευμα.

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